Nove anni fa domani, due aerei abbattevano le torri gemelle di Manhattan. Il primo non lo vidi. Mi telefono' un amico per informarmi di quel che stava succedendo e per invitarmi ad accendere il televisore. Il secondo lo vidi in diretta. Come, credo, la maggior parte della popolazione del mondo.
L'11 settembre del 2001, 9 anni fa, stavo per compiere 32 anni e stavo da pochissimi giorni con Tommaso che di anni ne aveva invece 28 e fino all'anno prima mi era talmente antipatico da riuscire a stento a salutarlo in mensa o in ascensore.
Da 5 anni non stiamo piu' insieme, ma posso dire, da parte mia con assoluta certezza, da parte sua con buona approssimazione, che ciascuno dei due e' un valido punto di riferimento, quanto meno un apprezzato opinionista, per l'altro.
Meglio di niente, no? Lui si e' sposato.
Io no e dopo la relazione con lui non sono riuscita ad andare oltre i sei mesi, nella migliore delle ipotesi, o la ventina di giorni (la normalita') di rapporto.
Ma non e' di questo che volevo parlare.
La considerazione che mi si e' affacciata alla mente questa sera, mentre prendevo l'aperitivo con me stessa in uno dei pochi bar di Milano dove riesco a entrare senza che mi girino i cabasisi, e' che quel giorno ero molto preoccupata per una persona, per Marxiano, il mio migliore amico, che era a New York per partecipare a un convegno universitario e che in tempi di scarsa confidenza con i cellulari funzionanti anche oltre Oceano, quella mattina risultava irrintracciabile.
Ricordo una lunga serie di telefonate con suo fratello, fino a quando si scopri' che il nostro non solo non era a Manhattan in quel momento ma per di piu', come molti che non avevano a portata di mano una televisione in quelle ore o non avevano con se' un cellulare funzionante, non sapeva nulla di tutto quel che stava succedendo.
Ne avrebbe subite giorni dopo le conseguenze, per la quasi totale impossibilita' di riuscire a spostarsi attraverso gli Stati Uniti e di superare i controlli aeroportuali in tempi ragionevoli.
La cosa interessante e la riflessione che mi ha spinto a scrivere queste righe e' che all'epoca, esattamente come accadrebbe oggi, l'ipotesi di perdere Marxiano mi annichiliva.
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