Ci sono giorni in cui la mia infanzia e' presente alla memoria in maniera inquietante. Oggi e' uno di quelli. A ondate, senza che io possa minimamente controllare questa sensazione, e' come se fossi li', di nuovo sdraiata su una lastra di marmo che decorava l'ingresso della casa di Sanremo, ho ancora otto anni, i pantaloni a coste marrone, i capelli corti insolitamente lisci e neri e guardo in aria, le nuvole che si trasformano, prendono forme diversissime e sono felice. Oggi, ripensandoci, ricordo con gioia di aver pensato, anche all'epoca, che ero felice come non mai. Anche se avevo otto anni, ero in grado di capire che una sensazione come quella non sarebbe stata la norma, che ci sarebbe voluto del tempo e il ricrearsi di simili condizioni di favore perche' cio' si potesse di nuovo verificare.
Credo di avere avuto una fortuna sfacciata per l'infanzia che ho avuto la ventura di vivere. Vagabonda, scuole cambiate, diverse case. Una meraviglia. Che sia li' che si sia generata la mia inesauribile voglia di viaggiare e l'altrettanto inesauribile voglia di vivere?
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