Venerdi' scorso, aperitivo con M., piacente cinquantacinquenne, dirigente d'azienda, molto alto, asciutto, sportivo, elegante, grisaglia d'ordinanza, capello grigio perfetto, belle mani curate, brillante conversazione, occhio scuro bello vispo.
Diciamo che riesce meglio nell'orale che nello scritto, dal momento che ammannisce e-mail e sms infarciti di errori di ortografia (monosillabi accentati, accenti saltati la' dove occorrerebbero, articolo indeterminativo maschile rigorosamente apostrofato, po' accentato, qual e' apostrofato... la solita solfa, insomma) al punto da far sospettare di aver saltato le scuole dell'obbligo.
Transeat.
Un aperitivo, soprattutto se paga lui, non si nega a nessuno.
La chiacchiera non ci manca, il vino aiuta, due ore trascorrono piacevolmente. Nell'ambito delle medesime, il nostro eroe si accanisce a ribadire piu' e piu' volte la morte inesorabile (con annessa impossibilita' di resurrezione) del proprio ultraventennale matrimonio. Circostanza sulla quale avevo gia' nutrito fondati sospetti, ma che mi sono divertita ad approfondire: la consorte, naturalmente, e' sempre un'ottima madre e una pessima moglie. Tale "pessimita'" e' da ascriversi, sempre ed inesorabilmente, ad una scarsa disponibilita' dal punto di vista sessuale. (E io mi immagino queste tizie che dicono la stessa cosa a un bel giovane con il quale si accingono ad accoppiarsi selvaggiamente...)
Vige un grande rispetto reciproco (che mi chiedo in cosa si realizzi, dal momento che ciascuno si fa i cazzi propri... boh, probabilmente nel non fare storie per dividere le spese condominiali?), ma ciascuno e' indipendente e non deve spiegazioni a nessuno.
E qui la mia domanda si impone "Perche' non divorzi ?". Risposta come da copione: no, no, non e' cosi' facile. A no? e come mai se sei ricco sfondato, tua figlia e' all'universita' e vivi praticamente da solo?
Perche' la solitudine, quella vera, rispondo io, e' un privilegio che siamo in pochi a saperci permettere, mi viene da commentare.
Il nostro non si da' per vinto: insiste con la sua dichiarazione di "quasi" liberta', come se per me il vincolo fosse costituito dal fatto che lui e' occupato e non che ha quindici anni piu' di me e che da grande non voglio fare la badante!
Oppure dal fatto che un conto e' prendere un aperitivo e farsi quattro risate e un conto e' avere delle cose da dirsi.
Alla terza volta in cui la mena con la storia di pazzagliana memoria del separato in casa, lo freddo con un "Perche' continui a dirmelo? Ho capito!"
Tace. Mi accompagna a casa, dico "Sono arrivata".
Saluto caramente, tanto l'indomani ci si rivedra' in piscina, e salgo.
Mi chiudo la porta dietro le spalle.
Sono felice. E' venerdi', il finesettimana mi aspetta. Scendo dai trampoli, mi tolgo il vestito "da lavoro", piede nudo, calzoncini corti, maglietta, divano e in tv le repliche di NCIS.
Penso che sono uscita con uno che ha l'eta' di Gibbs senza averne ne' il carisma ne' le palle, non e' geniale come McGee, non e' bello-faccia-da-schiaffi ed enciclopedia del cinema come Di Nozzo ne' ha lo charme tutto british del Dottor Mallard, forse, tra tutti, il mio preferito.
Dovrei essere esperta di fiction, visto il lavoro che faccio, e ho sempre pensato che la finzione si ispiri alla realta' e si creino personaggi verosimili.
Mi accorgo invece che non accade e che vorrei un pizzico di cinema nella mia vita, di cinema d'autore, pero', non di cinepanettoni...
Mi ha fatto sorridere l'idea del tipo che continua a parlare della sua "libertà" totale (con chiari intenti scoperecci) mentre tu apperecchi un due di picche.
RispondiEliminaMa davvero la solitudine fa così paura? Perchè cercare di costruirsi una "vita parallela" senza prima concludere la partita precedente?
Si chiama sindrome di Tarzan 1 - non lasciare una liana finché non ne hai afferrata un'altra (anche se ho il sospetto che questa categoria la prima liana non la molli anche dopo avere saldamente in mano l'altra)
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