Ed eccoci qua, di nuovo in pista.
Ho conosciuto un persona e come sempre sono piena di dubbi. E come sempre e' una persona che non va bene. Come sempre so che sara' un rapporto a perdere. E allora perche'?
Perche', forse, le cose ci chiamano, anche se la ragione direbbe di no.
Perche' vivere e' meglio di rinunziare a farlo. Perche' andare a vedere, come quando si gioca a carte, e' una vocazione.
Di nuovo una persona non libera.
E allora non puo' piu' dirsi "caso" o "sfiga": evidentemente e' inevitabile.
Sono una che non si puo' scegliere come compagna ma solo come amante o amica.
Il problema, purtroppo, e' l'unico insormontabile: la fiducia. Se anche andasse bene, se anche io fossi "quella buona", se anche il destino significasse che saro' scelta al posto dell'altra poveraccia, come faro' poi a fidarmi? Come faro' a pensare che la coazione a ripetere, per l'appunto, non si ripeta?
Forse il destino - meglio sarebbe parlare di nemesi - e' che colei che tutto vuole prevedere e tutto controllare, che tutto vuole approfondire e sviscerare sia destinata a rimanere, in amore, in superficie.
Devo galleggiare. Giocare all'amore e non amare con intensita'.
Tommaso dice che devo pretendere il massimo perche' gia' arriva di meno, se poi neanche si pretende il massimo, allora arriva pochissimo.
Giusto, sicuramente.
Ma allora perche' lui il suo massimo ha scelto di darlo a un'altra?
ma poi? che è successo?
RispondiEliminaun bacio L
e' andata male
RispondiEliminasigh...
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