mercoledì 12 dicembre 2012

Papè twittàn, Papè twittàn, aiuto!

Mentre sorseggio un "Cosmopolitan" in perfetto stile "Sex and the City" nel mio bar di riferimento, non posso evitare di pormi la domanda "Ma che minchia ci fa il Papa su Twitter?".
E soprattutto, "Li scriverà lui veramente, i tweet, o sarà il solito, bellissimo, ineffabile, immarcescibile Padre Georg a fare le veci del Pontifex forse non troppo avvezzo ai social network?" Non posso evitare di correre con il pensiero - Emilia Cotrone mi capisce - a quel prodigio cinematografico che fu "Brian di Nazareth" dei Monty Python, talmente bello, talmente contro la chiesa cattolica, da essere stato messo all'indice come manco Galileo, Giordano Bruno e Campanella tutti assieme. Pensando alla celebre scena - nel film - del discorso della montagna, quando Gesù Cristo arringa la folla ed essendo senza microfono non riesce a farsi sentire nelle ultime file, per cui "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" diventa, almeno nella traduzione italiana, "Beati i puri liquori che si berranno Dio" spontanea mi è sorta la seguente domanda: ma se Cristo avesse twittato, invece di parlare dal vivo, il discorso della montagna come sarebbe andata a finire?
Portato era portato: "Prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte", "Uno di voi mi tradirà", "Lazzaro, alzati e cammina!", " Padre mio, perché mi hai abbandonato? " sono tweet perfetti. Chissà che badalucco di followers avrebbe avuto...
Cristo ne sapeva, Ratzinger (Georg) ne saprà? Pensare in tedesco, con tutte quelle parole composte e lunghissime, aiuta?
Bulgakov, perdonami.

martedì 20 dicembre 2011

Natale e torno bambina

In pausa pranzo, in cerca di regali per due i figli del mio amico Stefano, l'avvocato, mi imbatto in un pupazzo Trudy consistente in paguro gigante e relativa conchiglia. NON SO SE MI SPIEGO!!!!!
Naturalmente con il paguro estraibile dalla medesima!! Raffinato.

Non lo acquisto, causa prezzo (oltre 50 euro) - e poi per regalarlo, ma scherziamo?... - ma lo tengo in braccio per tutto il tempo della scelta dei due regali per le due creature, tanto che mi dimentico di averlo.
Alla fine, mentre mi avvio a pagare i due regali scelti, il commesso mi dice: "Con il paguro che facciamo? Pensa di ridarmelo?"

Ero a pezzi... ma gliel'ho restituito.

lunedì 12 dicembre 2011

Don Giovanni a cenar teco m'invitasti... ma quasi quasi vado in pizzeria.

Che dire di questo "Don Giovanni"?
Ancora forte vibra l'incazzatura, dopo tre giorni di code e appelli e tre ore e mezzo di spettacolo inerpicata su un tacco 10 + 2 di plateau per vedere, rigorosamente in piedi, lo spettacolo inaugurale della stagione scaligera 2011/12. Per il 7 dicembre si fa tutto.
Ma dal 7 dicembre si pretende anche tanto.

La sensazione dominante è quella di una consapevole presa per il culo.
Consapevole, ovviamente, da parte di chi l'ha perpetrata.
Il maestro concertatore e direttore e il regista canadese si sono divertiti a prenderci in giro, allestendo una schifezza, una ciofeca, come direbbe Eduardo, travestita da allestimento colto intellettualoide.
Così, se dici che è brutto, è perché non ci arrivi, perché non hai studiato e ti mancano i riferimenti.
Ma mi facessero il piacere.

La domanda è: perché?
Perché fare del "Don Giovanni" - che è un capolavoro - un'opera brutta, noiosa e buttata via?
Non è dato di sapere.
Perché dirigere una partitura musicale - costruita alla perfezione, come un BigDominoRally di coppe di champagne, una che si rovescia nell'altra, senza una nota banale - come una distratta marcia funebre?
Perché costringere una compagine di bravi cantanti a vestirsi da cretini e a muoversi da intronati? Indimenticabile resterà la Donna Elvira di Barbara Frittoli che, sul Catalogo di Leporello, mima la grassotta, la magrotta, la grande maestosa la piccina ognor vezzosa... e meno male che ci ha risparmiato pantomime alla Alvaro Vitali (visto il tenore dell'opera).

Per tutto il primo atto sono stata tentata di alzarmi e gridare "'A ridatece li sordi".
Ho sperato che, agli applausi, qualcuno lo gridasse dal loggione, quel loggione che solo pochi anni fa aveva ammazzato un'Emma Dante forse un po' troppo ambiziosa ma che in confronto al Carsen di oggi pareva Lijubimov.
Niente. Tutti felici. Tutti ad applaudire.

Tutti gabbati, mi viene da dire.
Ma quella è un'altra opera.




mercoledì 31 agosto 2011

Dipendenze

E' stata la lettura di "Infinite Jest" del mai troppo compianto Foster Wallace a suggerirmi l'idea che, forse, ho anche io sviluppato una dipendenza.
Negli ultimi tempi, nulla mi pare meglio di un calice di vino bianco, buon vino, s'intende, un buon Hofstatter (Traminer o Gewurztraminer), uno Yrnm della mia adorata Pantelleria, un Capichera sardo... mai bere male, per carita', sempre, purtroppo, bere tanto.
E, ahime', pare che non lo patisca, mentre so, che, nel profondo, lo sto patendo eccome.
Patisco soprattutto la dipendenza.
Che pare, pero', una inequivocabile tendenza della mia personalita': dipendenza dalla corsa, dal nuoto, dalle immersioni subacquee, da M.M..
Che fare?
Mentre mi godo l'ennesimo bicchiere, penso che sia l'ultimo, un po' come l'ultima sigaretta dell'indimenticabile, Zeno Cosini.




lunedì 28 marzo 2011

bocchino e la carfagna

Cosa puo' spingere una donna indubbiamente bella come Mara Carfagna ad accompagnarsi a due cessi come il presidente del consiglio e l'onorevole Italo Bocchino?
Cosa puo' spingere la moglie dell'onorevole Bocchino (signora Bocchino...) a parlare delle proprie corna (passive) nel corso di un'intervista al settimanale Vanity Fair?
Cosa puo' spingere l'onorevole Bocchino a parlare delle proprie corna (attive) alla trasmissione di Fazio?
Cosa puo' spingere Mara Carfagna a parlare sul proprio blog delle corna che ha contribuito a perpetrare?
Ma dove siamo finiti?

cambiamenti epocali

E' sconcertante riscontrare come nel giro di poche settimane la situazione mondiale abbia conosciuto aun cambiamento che tutti avremmo reputato impensabile. Sono stata in Egitto qualche anno fa, si lavorava per il governo allestendo il nostro spettacolo al Teatro dell'Opera del Cairo e un grande uomo come Youssef Chaine prese parte alla prima recita del nostro Cosi' fan tutte concedendomi l'onore per me insperato di stringere la mano al fantastico regista di Le destin.
Di Gheddafi tutti sapevamo fosse un infame. Nessuno, soprattutto negli ultimi tempi, lo avrebbe immaginato vacillare.
Andai in Tunisia appena due anni fa a trovare mio cugino Hassan e anche in quel caso il regime mi parve inaffondabile. Cosi' come la situazione del paese, vista da un tavolino all'aperto sul viale principale della citta', pareva decisamente sotto controllo e in un certo senso neanche poi cosi' malvagia.
Per non parlare del terremoto giapponese.
Credo che mai potro' dimenticare le immagini dell'onda nera che arriva inesorabile re inarrestabile sulla terraferma.

La vita e' tutt'altro che un lungo fiume tranquillo.

mercoledì 22 dicembre 2010

Le storie finiscono

Se c'e' un motivo per cui, tolta l'insostituibile soddisfazione sessuale, ho sempre preferito le amicizie uomo donna alle storie d'amore tra i due sessi e' perche' le prime hanno, normalmente, i crismi dell'eternita', ossia sono i veri "fino a che morte non vi separi"; diversamente, le seconde finiscono. Si spera che cio' accada simultaneamente ai due attori della commedia. Di solito accade che sia sempre uno solo dei due a risvegliarsi per primo.
Che non andasse l'avevo capito. Da subito.
Pero' ho sperato e ho lottato con tutte le mie forze.
Perche'?
Innamoramento, infatuazione, attrazione fisica, soggiogamento sessuale, orgoglio. Molte sono le interpretazioni o possibili spiegazioni del fenomeno.
Semplicemente, non ci si rassegna a perdere quella persona, a pensare che andra' lontano da noi, che altre mani la toccheranno, bacera' altre bocche, pensera' ad altri, scrivera' ad altri, ascoltera' altri, dara' appuntamenti ad altri, il suo cuore palpitera' per altri come mai ha fatto per noi.
Perche' sia andata male non saprei.
Ho le mie colpe, come sempre.
Forse sempre le stesse.
Un grottesco mix di ipertrofia caratteriale congiunto a una congenita tendenza alla fuga.
Eppure sarebbe cosi' facile capirmi e, perche' no? volermi bene.
Invece di nuovo ci sara' quella tremenda estraneita', atroce, che interviene tra coloro i quali si sono talmente avvicinati l'uno all'altra da potersi, alla fine, solo respingere.